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Ingannavano gli immigrati promettendo lavoro: arrestati PDF Stampa E-mail
giovedì 24 gennaio 2008

Macerata, 23 gennaio 2008 - Un traffico di documenti, ma soprattutto di persone, è stato sgominato dalla squadra mobile della questura di Macerata, al termine di un anno di indagini e intercettazioni, che hanno portato all’arresto Silvano Salvucci, classe ’56, nato e residente a Macerata; Mauro Pallucchini, 58 anni, nato e residente a San Severino; e Badr El Miloudi, marocchino di 50 anni, residente a Tolentino. L’accusa, per i tre, è truffa e sfruttamento dell’immigrazione clandestina. 

Il clan aveva messo in piedi un’organizzazione che, dietro la promessa di un lavoro in Italia, all’interno di aziende del maceratese, adescava in patria cittadini marocchini, facendosi corrispondere ingenti somme, circa 8mila euro, per l’avvio delle pratiche burocratiche e l’ottenimento della necessaria documentazione. 

Una volta saldato il conto i cittadini marocchini attraversavano il Mediterraneo e dopo un lungo viaggio giungevano infine nel maceratese, dove però finivano per ritrovarsi abbandonati a loro stessi, senza conoscere una parola d’italiano e con in mano un contratto di lavoro falso.

E’ stata la tenacia di uno dei truffati a permettere l’avvio delle indagini: dopo essere riuscito a trovare l’azienda di Cingoli nella quale era convinto di essere stato assunto, ha dovuto constatare che il titolare non aveva la minima idea di chi fosse, e di che cosa stesse parlando, e che quel contratto, che pur portava la sua firma, era un falso. 

La segnalazione alla Polizia, le successive indagini e intercettazioni, hanno portato a scoperchiare la pentola, facendo luce su un giro d’affari di centinaia di migliaia di euro: la polizia ha accertato che sono almeno 28 le persone finite nel mirino della gang, 15 delle quali sono state convinte a presentare denuncia. 

Per avere un’idea del giro d’affari, basti considerare che i truffatori sono stati fermati a Genova, con una valigetta contenente 70mila euro in contanti. Ora i tre sono agli arresti domiciliari. Passati al setaccio anche uffici e abitazioni, nelle quali è stata rinvenuta parecchia documentazione utile alle indagini. 

Per il confezionamento dei contratti di lavoro i tre agivano sotto la copertura del patronato Sias di Tolentino. La documentazione, con false firme di ignari imprenditori o artigiani, veniva poi utilizzata per ottenere illegalmente permessi di soggiorno regolari, ma, evidentemente, basati su falsi presupposti.

Benedetta Iacomucci

http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/macerata/ 

 
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